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La pizza de’ I Sitari: I ragazzi Sorce hanno scelto di intrecciare la tradizione familiare con la sperimentazione, rinnovando tecniche e impasti, senza mai perdere il legame con la Sicilia. Il cuore del progetto è l’impasto, studiato per offrire varietà e riconoscibilità. Le loro pizze nascono da farine selezionate, da un lavoro attento sugli impasti e da una conoscenza maturata grazie a corsi e confronti con i maestri dell’arte bianca. Ogni scelta regala consistenze e aromi diversi, e la stessa pizza può diventare un’esperienza nuova a seconda della base. Per questo una sezione del menu è dedicata alla scelta dell’impasto: senza glutine (disponibile solo per alcune pizze), cornicione panato ai quattro cereale, impasto riso venere croccante idratato all’85% e impasto romano croccante (185g). Il padellino è il cavallo di battaglia: fragrante e croccante, come nella rivisitazione del cuddiruni con pomodoro siccagno di Valledolmo saltato in padella, pecorino siciliano, sarde di Sciacca e una panatura croccante ai cereali. Il menu è costruito come un viaggio. Si parte dagli antipasti, piccole creazioni che giocano con l’impasto in chiave diversa: c’è la montanara orientale, dove la tradizione partenopea incontra gamberi e salsa hoisin, o la tacos pizza, che trasforma la pizza fritta in un boccone street-food. Poi arrivano le pizze, organizzate in: Margherite; Veg; Contemporanee e Classiche. Le margherite sono dieci, ognuna con una personalità distinta: dalla classica con pomodoro San Marzano e bufala campana alla Regina Margherita, arricchita da Grana Padano e bufala DOP, fino alle versioni più sperimentali come la Margherita due cotture, metà fritta e metà al forno. Le pizze contemporanee raccontano un dialogo tra Sicilia e mondo: la Cipolla in cinque consistenze è un omaggio alla creatività, mentre la Pantelleria porta in tavola il sapore del tonno, dei capperi e delle olive dell’isola. C’è la Sicilia quattro formaggi DOP, con un trionfo di eccellenze locali come il Piacentino ennese e la Vastedda del Belice, e la Carbonara rivisitata, che trasforma un piatto romano in pizza con guanciale ragusano e tuorlo fritto. Non manca una sezione dedicata alle pizze vegane, con salumi e formaggi vegetali studiati per non far rimpiangere le versioni tradizionali. La Mortazza veg (in foto), ad esempio, riprende la golosità della mortadella pistacchiata, ma in chiave 100% vegetale. Il percorso si chiude con alcune pizze della tradizione italiana reinterpretate: la Capricciosa, la Nonna con primo sale e cipolla al forno, fino al Cuddriruni all’antica, che richiama direttamente la memoria gastronomica siciliana. Il risultato è un menu che non si limita a proporre pizze, ma costruisce un racconto fatto di territorio, memoria e innovazione, dove ogni scelta – dal tipo di impasto agli ingredienti – diventa parte di un’esperienza completa.
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